sabato 18 aprile 2015

Annotazioni in libertà dell’autore sul personaggio di Carmelina Volpe. Tata, o presunta tale, del vice questore Arcangelo Lombino.



Carmelina è una ragazza madre. Ha una figlia Francesca. Per questo “scuorno” è stata cacciata di casa. Neanche mammà è stata capace di tenersela, di accogliere la nuova vita che doveva arrivare. Solo una zia le è stata vicina finché ha potuto. La figlia di Carmelina porta il suo nome. Francesca appunto.
Francesca sta in quinta elementare o in prima media, non è stato mai chiarito. Ma non ha importanza. Ne consegue che Carmelina non è più tanto una ragazza. Diciamo che ha avuto Francesca a sedici anni. Quando ha preso servizio dal commissario Lombino ne avrà avuto venti o ventuno. Adesso venticinque, ventisei. Una donna.
Una donna che si sente di famiglia. Carmelina vuole un bene da pazzi al suo commissario. In fondo Lombino le ha dato la dignità di un lavoro e, prima ancora, l’ha trattata e la tratta meglio di quanto ha fatto la sua famiglia. Il suo stesso sangue. Carmelina con Lombino ha trovato una “casa”.
Carmelina ha la stessa sfrontatezza, lo stesso affetto, la stessa voglia di possesso di una sorella napoletana nei confronti del proprio unico fratello maschio. Io la vedo così. Si farebbe uccidere per Lombino. Quindi, come dire?, sta sempre in mezzo. Si mette di traverso. Risponde, e in alcune circostanze, risponde anche male. Ma non significa niente. Anche quando difende la “signora dottoressa” e “attacca” il commissario. Lombino lo sa.
Carmelina ha un profondo rispetto per la dottoressa Scarfoglio, e anche un certo timore reverenziale. Con il commissario è tutta un’altra storia. Ha confidenza. Un’intesa profonda. Quasi cromosomica mi viene da dire. Per il suo commissario si butterebbe nel fuoco, sentite a me. E giustamente in qualche occasione lo intossica. È tutto come deve essere. Almeno da queste parti.
Carmelina è suo malgrado e senza nessuna coscienza colei che dà a Lombino l’intuizione giusta, l’illuminazione decisiva. O quasi. Come mai? Gli è che Lombino tanto per cominciare è una sorta di genius loci. E poi, come si può dire?, non ascolta, “sente”; non indaga, “riflette”. Ancora. Non crede molto nell’analisi scientifica della scena del crimine, si tiene alla larga dalla prova del Dna, non aggancia celle e delle indagini patrimoniali non sa proprio che farsene. Anzi non le piglia proprio in considerazione. Dell’elettronica ignora l’esistenza. Grosso modo gli bastano le autopsie di una dottoressa capace, bella e intelligente e un po’ di balistica, se pure. Perché il vice questore, già commissario, Lombino “conosce” chi ha di fronte. Per istinto. Per esperienza. Per vicinanza. Per appartenenza. Della serie siamo del sud. (Allora l’obiezione: Lombino è commissario che al nord non può lavorare. Chi l’ha detto? Lombino è intelligente, e la finirei qui. Se no Carmelina si piglia collera, e sono cazzi. Amari.). Il suo problema, il problema “centrale” (nei titoli “centrale” c’è sempre  proprio perché fondamentale, “a fondamento” del personaggio. E poi anche perché poteva diventare un efficace “tormentone” – come succede nelle nostre estati per esempio – una sorta di passa parola semplice e, diciamo, fattivo. Spero solo che da tormentone non diventi o non sia diventato un tormento!) di Lombino è ciò che altri hanno definito il “fattore umano”. E Carmelina è decisiva. Perché è autentica figlia di questa città splendida e impossibile.
Ora non è che Carmelina rappresenta o può rappresentare tutte le sfaccettature psicologiche, caratteriali, ambientali, eccetera eccetera, della città delle sirene, cioè dei suoi abitanti. Non sarebbe proprio possibile perché Partenope è tutto un mondo, assai complicato e complesso. Un manicomio, direi. Qua ognuno fa quello che deve fare, pensa quello che vuole pensare, si comporta come vuole comportarsi……a prescindere. Qui a Napoli tutti ci abbiamo un quid. Anzi il quid. Che pensavate? Di trovare qualcuno senza quid all’ombra del Vesuvio? Non scherzate proprio. E se ne è uno solo di quid ancora ancora. Insomma ci vuole Carmelina. Così che al commissario, ad oggi vice questore, Lombino le cose diventano chiare, o più chiare. E capisce, o comincia a capire. E spiega. Fottendosene della pistola fumante. Della prova che inchioda il colpevole senza se e senza ma. Gli basta che sia credibile. La spiegazione. Che regga. All’esame dell’intelligenza dei suoi pochi e cazzutissimi lettori. I quali, è indubbio, vogliono bene senza alcun ritegno a Carmelina. Impareggiabile tata, o presunta tale.

Napoli, 18 aprile 2015
Vito R. Ferrone in Lombino

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