domenica 2 ottobre 2016

Il commento entusiasta di una lettrice a "Immobilità Centrale"


Ieri ho concluso la lettura di “ImmobiItà Centrale” di Vito Rosario Ferrone e il Commissario Lombino già mi manca. Lo cerco nei visi e nelle parole della gente, ma non mi resta che attendere la pubblicazione di un altro libro dell’Autore. Vito Rosario Ferrone con stile diretto quasi giornalistico, con ironia e profondità,  rapisce i lettori e li proietta in una vicenda che richiama non soltanto il genere giallo , ma che è molto di più. Sullo sfondo di un crimine che necessita dell’individuazione di un colpevole, Ferrone – grazie alla voce del Commissario Lombino – esalta gli aspetti più belli dell’animo umano. La vera grandezza dell’uomo è il suo bagaglio culturale, da intendersi non come conoscenza ma come fiducia nelle tradizioni e nei valori. I valori antichi e rassicuranti dell’amicizia, del rispetto  della famiglia e dell’amore. Lombino è un uomo solido, brillante, arguto e sensibile. Ma l’Autore non tralascia di evidenziare le sue debolezze. La gelosia per il “p. m. più bello d’Italia”; reazioni, a volte, eccessive; la difficoltà di cedere dinanzi al confronto; l’avversione per la tecnologia. Ma questo è la forza di “ImmobiItà Centrale”. La bellezza interiore dei personaggi di certo non è scalfita dalla loro umanità. I loro limiti, seppure minimi, li rendono realistici, sì che ciascuno può rivedersi nelle parole e nei gesti di Lombino o nel sarcasmo di Margherita. Esilaranti sono i dialoghi tra il Commissario e i  p.m. e il “retropensiero” di Lombino non può  che strappare un sorriso.  A chi non capita di sottacere un pensiero diverso da quello espresso? Ironia, profondità di pensiero, “eccellenze” vestite con gli abiti della normalità e vivacità del racconto sono gli ingredienti di un “prodotto” molto  ben riuscito qual è, senza dubbio, il libro di Ferrone. Un solo appunto: ridatemi Lombino!

Anna Bizzarro

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